Il Metodo Estivil sulla propria pelle: il punto di vista del bambino

settembre 11, 2013

Oggi voglio condividere con voi un articolo spagnolo di Ramon Soler, psicologo esperto in terapia regressiva, ipnosi clinica, psicologia infantile; www.regresionesterapeuticas.com. Ho fatto del mio meglio dopo l'autorizzazione dell'autore a tradurre questo articolo. Vi accompagno quindi alla lettura, e se volete l'originale lo trovate qui.


Da molto tempo che desideravo scrivere un articolo su come i bambini vivono, sentono e soffrono sulla loro pelle, i metodi comportamentali che molti esperti raccomandano per insegnare a dormire. La celebrazione della Giornata mondiale del Sonno Felice, il prossimo 29 giugno, mi ha dato l’input necessario per mettermi davanti alla tastiera.


Dalla mia esperienza professionale, aiutandomi con le tecniche regressive, sono riuscito a far rivivere a molte persone quelle situazioni negative che hanno segnato la loro infanzia e che impedivano, molti anni dopo, essere felici. Sono convinto che sia i professionisti che i genitori se si mettessero nei panni dei bambini e sapessero gli effetti che hanno questi metodi di addestramento, non sarebbero capaci ne di difenderli ne di applicarli.


A tutt’oggi non è ancora arrivato un adulto che sia stata vittima del “metodo Estivil”, ma tutti sappiamo che il dottore non ha inventato nulla di nuovo, ma trattasi di vecchie tecniche restrittive di addrestramento che si applicano da moltissimo tempo.


La mia intenzione oggi è dare voce a coloro che ancora non riescono a parlare, ed a coloro che anche se sono capaci di farlo, non vengono ascoltati. Una volta per tutte dobbiamo sapere quali sono le conseguenze fisiche, emotive e psicologiche, al lasciare un bambino piangere da solo nella propria culla. A tutti quelli che difendono questi metodi, dicendo che il bambino si addormenta e non succede nulla, io dico SI che succede qualcosa. La sensazione di solitudine, impotenza, che nessuno si preoccupa di te, e che se anche piangi, non servirà a nulla, ed infine la frustrazione ed il finire per ripiegarsi su se stessi per risparmiare energia e sopravvivere, lascerà una grande impronta nella personalità di quel bambino. Quando sarà un adulto insicuro, carente di empatia, sottomesso ai suoi superiori, ma implacabile con quelli più deboli, quando non si difenderà più perché farà quello che gli hanno sempre insegnato, sin dalla culla.


Perché non soffra alcun bambino e per far smettere di lucrare con il dolore dei più piccoli, mi piacerebbe lasciarvi con un piccolo estratto di una delle tantissime sessioni, che ho realizzato in tutti questi anni, dove si puo’ vedere e toccare con mano, come e cosa sente un bambino abbandonato nella sua culla.


Alvaro venne per parlare per problemi “relazionali con le persone”. Era incapace di esprimere la sua opinione od imporsi ad una opinione che lo contraddiceva. Era talmente introverso, che lui stesso pensava di avere una forma di Asparger (una tipologia di autismo). Tutta questa situazione danneggiava la sua autostima e lo teneva al bordo della depressione.


In una delle sessioni che Alvaro fece durante la sua terapia, siam retrocessi fino a che lui non si vide nella sua culla, come un bebè.
(scrivero’ mantenendo il dialogo originale).


Ramon Soler: Come è il luogo dove ti trovi?
Alvaro: Sono molto piccolo, come un bebè. Sono sdraiato a pancia in su, sembra una culla; vedo delle sbarre.
RS: Come ti senti li’?
A: Mi vedo agitato, non smetto di muovermi. Sembra io stia piangendo.
RS: Ora fai un respiro profondo e ti connetterai molto di piu con quel neonato. Ti metterai nella pelle di quel neonato per sentire tutto cio’ che succede.
A: Sono solo. E’ notte e vedo ombre sulla culla che mi spaventano. Ho paura, cerco intorno a me qualcuno ma sembra non ci sia nessuno.
(Alvaro inizia ad agitarsi sulla poltrona)
RS: Allora cosa succede?
A: Non voglio stare solo. Tutto mi spaventa. Piango, chiamando mia mamma, ma non mi sente.
RS: Dove è tua madre?
A: Non lo so, sento dei rumori, vengono da fuori. E’ con delle persone, amici suoi. Non se n’è andata, è nel salone ma non mi sente. (Piange).
Mamma, mamma perchè mi lasci qui solo? Perchè non vieni?
La chiamo e la chiamo, ma lei non arriva mai. Ma non mi capisce, non posso parlare. Posso solo piangere.
RS: E cosa fai quando lei non viene?
A: Piango e mi lamento, ma alla fine smetto. Mi rilasso, ma dentro non lo sono. E’ come se lei non verrà ed io mi arrendo. (sospira).
Mi metto su un fianco e mi metto in posizione fetale, cosi mi sento piu protetto. Chiudo gli occhi e anche le orecchie, cosi non sento i rumori lontani. Non voglio sapere niente di quello che succede fuori.
RS: E come ti senti allora?
A: Mi viene in mente la parola senza speranza. Non c’è nulla da fare, se non stare tranquillo e dormire. A cosa serve piangere se nessuno ti ascolta?
RS: Di tutta quella scena nella culla, c’è qualcosa che ancora rivivi ora? Ti sembra quella reazione familiare?
A; Si, ogni giorno. Quando conosco qualcuno faccio molta fatica ad aprirmi. Non mi fido, ho sempre la sensazione che mi tradirà. Parlo di cose superficiali, ma non mi apro.
Non vale la pensa sforzarsi con le persone. Perchè? tanto prima o poi ti tradiscono. Cosi mi chiudo sempre di piu. Ho perso un sacco di amici per questo.



La terapia continuo’ cercando di trovare soluzioni per relazionasi con gli altri.  Questa scena ha permesso, ad Alvaro, di capire che non tutte le persone debbano abbandonarlo, e che non deve chiudersi in se stesso come quando era piccolo.


C’è da dire che questo non è l’unico evento traumatico nella vita di Alvaro. Da alcune delle sue espressioni possiamo dedurre che non era l’unica volta che la madre lo lasciava solo nella culla, per stare con  gli amici. Ci sono state anche altre situazioni in casa ed a scuola che hanno rinforzato la sua introversione, pero questa scena della culla ha avuto un gran peso nell’inizio dei suoi problemi nella vita adulta.

Come dicevo all’inizio, spero cio' che condivido ogni giorno nel mio studio serva a profesionisti, genitori ed i media di smettere di difendere questi metodi, che in mia opinione, fanno parte del maltrattamento infantile.

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11 replies

  1. Mi dispiace ma non sono per niente d'accordo con questo: il maltrattamento infantile è altro e insegnare ad un bambino ad addormentarsi da solo vuol dire crescere bimbi indipendenti che nella vita saranno adulti indipendenti e senza paure... detto cio' se uno vuole dormire con i propri bambini non c'è nulla di male... ma non si deve assolutamente criticare chi sceglie un percorso formativo diverso o peggio ancora millantare maltrattamenti.. e se dietro questa opinione si nascondesse invece una volontà malata della madre/padre di creare esserini totalmente dipendenti dai genitori, sentimento che nasconde una volontà di non accettare la crescita del figlio... volontà a mio avviso malata... detto questo non lo penso realmente ma ti fa piacere sentirtelo dire????

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    1. Infatti nessuno forza un bambino a far nulla, è scorretto sia da un lato che dall'altro.
      Qui non si parla di dormire con i figli o meno, qui si parla di usare un metodo tale Estivil, in cui tutta la comunità scientifica ha fatto un passo indietro, e il tale Estivil idem. Metodo non applicabile per bimbi sotto ai 3 anni.
      Io non forzo nemmeno mio figlio a dormire con me, quindi cio' che dici non mi ne piacere ne dispiacere. Hai travisato il post credo.

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    2. Ok forse ho travisato il post.. non so mi documentero' meglio sul metodo Estevil... Io ti dico solo che da quado le mie figlie vanno a letto da sole ( e ti assicuro che ho dovuto farle paingere, mentre io ero in un'altra stanza che sapevo e sentivo piangere) sono una mamma piu' serena che riesce a trasmettere calma e sicurezza nei suoi comportamenti... HO dovuto imporre questo, ma questa imposizione mi fa vivere meglio e trasmetto questo mio benessere alle mie gioie... Mi piace scambiare opinioni tra mamme, lo trovo costruttivo. Grazie GIulia

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    3. Grazie per condividere la tua esperienza, non ho intenzione di puntare il dito su chi fa questo e quello. Sono sempre dell'idea che ognuno fa quello che pensa sia meglio per i propri figli, solo vorrei si smettesse di regalare o comprare un libro che definisce i bambini piccole bestiole che fanno di tutto per disturbare i grandi.
      E che senza sapere molte persone usano questo metodo su bimbi troppo piccini...

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  2. Anche io non sono molto d'accordo. Intanto il "metodo" estivill prevede un oggetto transizionale (importantissimo per il bambino) il ciuccio e non che la mamma sparisca e se ne freghi, ma che entra ed esca dalla stanza.
    Prevede anche un rituale prima di andare a dormire e una routine quotidiana. Secondo me se si applicassero già questi quattro punti (oggetto transizionale, ciuccio, routine e rituale) il bambino potrebbe addormentarsi da solo.

    Se il bambino non prende il ciuccio o manca dell'oggetto transizionale il metodo Estivill non può essere applicato.

    Quando Thiago era più piccolo c'è stato un periodo in cui impiegava 45 minuti ad addormentarsi e quei 45 min li passava piangendo disperato, che lo tenessi in braccio, che lo ninnassi o ad attaccarlo alla tetta, non c'era verso. Ho provato con oggetto transizionale, rituale e routine (lui il ciuccio non lo prendeva) ed entravo ed uscivo dalla stanza, ogni volta toccandolo per rassicurarlo e fargli sentire la mia presenza. E grazie a questo metodo Estivill rivisitato si addormetava in 5-10 minuti. Quindi ero passata da 45 minuti di pianto a 5-10 minuti.
    Inoltre se pensi alle mamme di gemelli, per esempio, se si svegliano tutti e due contemporaneamente, e la mamma è sola, per forza è costretta ad addormentare prima uno lasciando, per qualche minuto, piangere l'altro. Lo stesso capita a chi ha due figli molto piccoli: spesso per non far soffrire di gelosia il più grande si lascia piangere qualche minuto il più piccolo (perché poi i capricci del grande sveglierebbero di nuovo quello piccolo :)).

    Diverso è lasciar piangere il figlio, da solo e fregarsene altamente (come l'esempio riportato - tra l'altro nutro grossi dubbi sui metodi di ipnosi).

    Ecco quello è non voler far fatica e un genitore che si comporta così secondo me ha una serie di carenze e problemi! Ma non c'entra niente con il metodo Estivill :9

    Baci

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  3. Ovviamente non volevo far polemica, solo dare il mio punto di vista :)

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    1. Trovo che la routine sia utile per il bimbo a capire che è il momento adatto per andare tra le braccia di morfeo, e su questo concordo. Come dissi prima, non giudico chi lascia piangere un bambino 5/10 min, ma conosco gente che per insegnare il figlio dormire lo chiudeva nella sua stanza e lasciava piangere anche un'ora, anche se arrivava a vomitare, ma loro saldi sui loro ideali, la porta non si apriva se il bimbo non si addormentava da solo.
      Le vie di mezzo sono le migliori, sempre.

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    2. ps. Oggi quella bimba che ha due anni, quando arriva l'ora della nanna prende il suo pupazzo, saluta tutti e va a letto da sola. A prezzo di quello che ti dicevo pero'

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    3. Infatti secondo me Estivill ha dato l'alibi a molti di lasciar piangere i bambini a oltranza sentendosi dalla parte del giusto, quando il suo metodo è molto diverso! Anche a livello psicologico per un bambino che ha il ciuccio e il suo pupazzo per dormire è molto diverso da uno lasciato lì a dormire da solo e al buio.

      Poi secondo me nn è lasciare piangere un po' un bambino che crea traumi irreversibili è l'atteggiamento di disinteresse verso i bisogni del figlio, che è molto più ampio di un metodo per la nanna :)

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  4. Non ho letto il libro direttamente, quindi non posso parlare più di tanto.
    Ma come ti dissi già in passato, anche io sono contro il non voler prendersi la responsabilità di capire le esigenze del proprio figlio, e ci siamo, ma penso anche che ogni genitore (responsabile) sa come deve comportarsi con suo figlio e non lo si può giudicare.
    Noi Ale a volte, lo lasciamo piangere nel lettino, perché non vuole stare ne con noi nel letto (cosa che cmq non penso sia corretta), ne in braccio, niente, ha solo sonno e non riesce a dormire, piange 3 minuti e crolla, cosa c'è di male? Alessandro dorme nel suo letto da quando ha 3 mesi, faceva la poppata si addormentava in braccio e lo mettevo nel lettino, tutte le volte, anche quando lo allattavo al seno. Io penso che non significa che io me ne frego di mio figlio, ma che mio figlio è indipendente per quanto riguarda il sonno, adesso che ha 10 mesi, dorme quasi 12 ore per notte. Ti assicuro che ne gioviamo tutti, lui compreso! Non lascerei mai mio figlio a disperarsi per avere un po' di tempo per me, io l'ho fatto per lui e per noi, e sta bene. Non sono d'accordo sul concedere tutto, per niente, ma per una questione di educazione anche, ok che sono piccoli, ma diventa un'abitudine.

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    1. anche secondo me è normale, il pianto non è solo sofferenza o dolore, a volte viene usato per scaricare le tensioni accumulate durante il giorno, e forse è quello che fa anche Ale. Pure io mi sono trovata con gael brontolone prima della ninna che piangeva per niente, oppure che si svegliasse urlante (ma questo per gli incubi).

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